lunedì 30 gennaio 2017

Recensione Azzurra Immediato – Arte a Palazzo XVI




Al calar della notte ci si rende conto che mentre le città si infiammano dei bagliori multicolori che animano le strade, si apre un mondo palpitante, contraddistinto dal mistero, da una elegante malizia che scivola tra le stanze, si riflette negli specchi e nel riverbero di altrettanto affascinanti monumenti, come la Tour Eiffel.

E' quanto accade in opere come alcuni dipinti di Anna R. Barbieri, in particolar modo nei lavori qui presentati, Anna and the Peackok in Paris, Presenze e The Mirror. Tratto che ritorna, ancora una volta, nella ricerca della pittrice bolognese è uno sguardo enigmatico e sensuale che pare quasi essere il fil rouge nelle sue composizioni e nelle narrazioni che Ella porta sula tela. Creazioni che si affidano alla ricchezza del simbolo, all’enigma della metafora, in grado di aprire il varco per un plurimo atto interpretativo.
Sin dalla prima opera, Anna and the Peackok, la simbologia scelta dall’artista fa riferimento, in maniera precisa, a tratti positivi quali la perfezione spirituale, l’incorruttibilità, la rinascita, metafore legate soprattutto alla tradizione greca e orientale, poi anche alla cristianità; è solo in epoca successiva, invero, che al pavone e alla sua peculiare bellezza, è  stato attribuito il valore di vanità, anche in senso dispregiativo.





Tuttavia, la sua bellezza, la sua eleganza sono, certamente, i tratti che emergono anche nell’opera della Barbieri, quasi si trattasse di un parallelo tra l’animale, splendido, ed il soggetto, una sensuale donna che sembra esserne la personificazione. Tutto ha un che di surreale, il Trocadero spinge l’occhio fin verso la Torre Eiffel, mentre Anna guarda verso di noi, con uno sguardo piuttosto malizioso.
E’una scena muta, ma forte di un linguaggio non verbale che apre un dialogo intimo con l’osservatore. Lo sguardo si rivela, pertanto, uno dei nodi centrali della ricerca pittorica della Barbieri, come si noterà dalle altre due opere.




Presenze e The Mirror, infatti, più che Anna and the Peackok, mostrano il focus sullo sguardo delle protagoniste, che diventa soggetto centrale dei dipinti. Alla Maniera di certa pittura francese dell’ottocento, la Barbieri si lascia incantare  - e suggestiona il fruitore -  dal potere evocativo ed ipnotico che gli occhi rivestono. In Freud - e al Dott.ssa Barbieri  ben lo sa - e poi anche nel nostro amico Dino Buzzati, il rapporto dello sguardo con la dimensione dell’ anima  e del subconscio è profonda, un legame indissolubile che tende a rivestire un ambito molto ampio, in grado di giungere ai più reconditi e angusti abissi della psiche.




Se in Presenze, il pubblico attento troverà un segno distintivo che riporta al simbolo del pavone, legando questo dipinto all’opera precedente, entrambe del 2015, in The Mirror, del 2016, la definizione dello spazio attoriale muta, tutto è indefinito e trova nitida vividezza nella sola immagine che nello specchio si riflette e pare quasi prendere vita, ci si chiederà se si tratta , in tutti e tre i casi di autoritratti, e certo, potrebbe anche darsi, ma, invero, ciò che conta è la volontà di un confronto e della  ricerca di un empatico rapporto tra il sentire dell’ artista e le suggestioni provocate dai dipinti in fase interpretativa.
Ben oltre il bello si collocano i soggetti di questi lavori e la loro ricchezza andrà ricercata, in special modo ,nel valore del simbolo dell’ emblematico ruolo svolto dai dettagli su cui si sofferma la pittrice.
Nulla è lasciato al caso e , come in rebus, l’osservatore dovrà scendere nelle profondità che sono tra le trame degli abiti, delle piume del pavone e al di là delle ciglia…