venerdì 16 dicembre 2016

Recensioni: Recensione di Adriana Conconi Fedrigolli





" L’arte è stata per Anna Rita Barbieri una presenza stabile e continuativa durante il corso della sua esistenza. Dal 2000 al 2009 frequenta le lezioni del Maestro Antonio Dallomo, dal 2010 approfondisce la tecnica con i Maestri Wolfango Peretti Poggi e Davide Peretti e in seguito partecipa allo stage di iperrealismo del Maestro Emanuele Dascanio. Fa parte del Gruppo “Il Paese dei Balocchi”. Dal 2015 prende avvio l’attività espositiva e ottiene premi e menzioni dalla critica. Nel luglio 2016 porta le sue opere in mostra a Venezia “ Mediterraneo la porta della speranza e della vergogna “ e nell’occasione Altheo network magazine online pubblica un suo profilo artistico e una sua video intervista. 
In anni in cui la critica sempre di più sostiene una sorta di crisi in ambito contemporaneo della pittura ad olio, è con piacere che scrivo di Anna Rita Barbieri artista impegnata e seria che ha cercato e trovato una sua modalità espressiva proprio attraverso questa tecnica, abbinata alla scelta della figuratività soprattutto nell’ ambito del ritratto che a volte diviene iperrealista. Nelle molte opere di Barbieri appare come leitmotiv continuo la volontà di penetrare la tela pittorica raffigurando nel profondo i moti dell’anima, di cui i protagonisti sono essi stessi inconsapevoli messaggeri. In ogni dipinto l'artista cerca di scavare in un’emozione e di trasmetterla attraverso i volti, le movenze dei personaggi e l’ambiente che li circonda, nei quali si serve in alcuni casi di citazionismi da Klimt, da Moreau, da Redon, dai preraffaeliti, facendo riaffiorare ricordi sedimentati nel suo immaginario personale. Per la mostra di Milano ha selezionato tre opere tra cui Breathe (Respiro), riprendendo il titolo di una celeberrima canzone dei Pink Floyd, in cui raffigura una giovane ed esile fanciulla dai tratti somatici orientali i cui capelli appaiono mossi da un respiro d’aria, il bianco perlaceo della vestito ripreso in modo chiastico nella parte superiore, così come la scelta di intervenire nella parte sinistra senza forzare i toni, conferisce maggiore intensità al viso della ragazza che guarda l’osservatore con consapevole tranquillità, quasi come se avesse raggiunto una meta e ora ne stia “respirando” la conquista. Altra opera in mostra è Jason, in cui le cromie terrose illuminate da un grigio schiarito da toni di bianco perlaceo e dalla evidente matericità conferita dalla stesura con la spatola, donano al ritrattato una definita e chiara personalità interiore che prevarica l’affascinante aspetto fisico. Sdraiato in un letto sta guardando con intensità qualcuno o qualcosa che a noi non è dato sapere e che non è importante sapere perché tutto è concentrato nello sguardo e nella profondità dello stesso. Da ultimo con The last Summer Barbieri sceglie di allargare la scena, non più un viso, ma un avvio di storia: una donna distesa supina in uno spazio indefinito che allunga le braccia per afferrare le briglia di un cavallo. Nell’opera dominano i toni chiari perlacei del bianco e del azzurro, pur nella posizione della protagonista, in cui vi è ancora una tensione fisica, quello che maggiormente trasmette l’opera è un sentimento di libertà raggiunta attraverso un percorso personale; il cavallo simbolo per antonomasia proprio della stessa libertà è l’animale scelto dalla pittrice e avvicinato alla donna. Immagini quelle di Anna Rita Barbieri in cui appare evidente il percorso interiore avviato dai protagonisti che con modalità e finalità diverse sono riusciti ad appropriarsi della loro essenza, del loro essere interiore levandosi a dura fatica le maschere pirandelliane che la società impone per sopravvivere e anteponendo la categoria dell’essere a quelle dell’avere e dell’apparire. "